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NO AL CENTRALISMO IRRESPONSABILE.

 

Ho appena concluso il mio intervento in Consiglio regionale per dire “No” al centralismo irresponsabile di uno Stato, che da un lato avoca a sé funzioni e risorse, ma dall’altro non assolve ai propri compiti e si ritira dai territori. Se è condivisibile la necessità di ridurre la spesa pubblica, non si può fingere che esista una Regine sprecona da un lato e uno Stato parsimonioso, perché la realtà è opposta: è proprio grazie agli strumenti offerti dall’Autonomia che abbiamo potuto ridurre i costi della politica in Sardegna, mentre a Roma si predica la revisione della spesa, ma si mette in pratica solo per gli altri. Nelle materie fondamentali per lo sviluppo dell’isola e in quelle che più riguardano i diritti dei cittadini non possiamo tollerare una compressione delle funzioni regionali, ma dobbiamo semmai chiedere l’espansione della nostra sfera di competenza. Su queste battaglie non è possibile porre in essere il solito gioco delle parti e abbiamo il dovere di essere uniti, perché chi semina divisioni favorisce coloro i quali dall’altra parte del mare vorrebbero rimettere in discussione insieme all’Autonomia i diritti del popolo sardo. 

 

Titolo V, lottare per ampliare la nostra Autonomia e non solo per confermare il quadro attuale.

La cosiddetta riforma del Titolo V rischia di attivare un processo che, se la politica sarda non gioca d’anticipo, aprendo subito un dibattito sul futuro della nostra Autonomia, rischia di seppellire la specialità sotto uno spesso strato di asfalto centralista. Attendere fasi successive, vere o presunte, espone al rischio di avviare il confronto solo quando le decisioni sono già consolidate o scontrarci con le risposte di uno Stato centrale che reciterebbe il solito adagio: “Se concediamo qualcosa a voi, perché non dovremmo farlo ad altri?” Anche se la risposta a questa domanda è dinanzi agli occhi di tutti, o almeno dovrebbe essere così, non possiamo correre questo rischio. Si attivi subito un confronto finalizzato non alla pura e semplice difesa del quadro attuale, ma all’ampliamento delle funzioni della Regione nelle materie sulle quali si rileva una sensibilità sempre più crescente della nostra opinione pubblica, ad iniziare dai collegamenti marittimi e dalla politica fiscale. Su quest’ultimo aspetto nella passata Legislatura abbiamo compiuto un passo in avanti con la modifica dell’articolo 10 dello Statuto, che ha consolidato la riduzione dell’IRAP del 70%. I segnali più recenti invece vanno nella direzione opposta, come dimostra l’impugnativa dell’ultima Finanziaria per la questione delle accise. Spiace che in questa seconda situazione la Giunta regionale abbia sposato in maniera acritica la tesi del Governo nazionale, confermando l’orientamento già visto per la riforma del piano paesaggistico, nonostante una condotta ministeriale offensiva, nelle parole e nei fatti, per la Sardegna. In ogni caso, sono esempi chiari di come l’Autonomia non sia una materia astratta per pochi addetti ai lavori, ma entri nel cuore della vita della nostra comunità ed incida nel quotidiano della famiglia, dell’impresa, del lavoro. Per questo occorre attivare un confronto immediato con il Governo e seguire una linea chiara: quella di un’Autonomia che renda pieni ed effettivi i diritti costituzionali dei cittadini sardi. Questo significa che non possono essere condotte trattative al ribasso e che non ci si può limitare ad una semplice conferma della situazione attuale. Occorre negoziare un nuovo patto con lo Stato. Altrimenti, più che una riforma, si verificherà una controriforma di stampo centralista. Questa è un partita che, per usare una metafora calcistica, deve essere giocata in attacco e non chiusi in difesa.

 

La mia replica alle dichiarazioni programmatiche del presidente Pigliaru.

 

Signor presidente,

 

onorevoli colleghi,

 

 

 

il dibattito odierno è teso a illustrare la linea politica che deve proiettare la Sardegna verso il 2019. Per questo non può diventare un esercizio ozioso, un confronto che si esaurisce tra le quattro mura del cosiddetto palazzo, ma, se saremo all’altezza del compito, deve essere sentito proprio anche da chi sta fuori da quest’aula e proseguire nelle vie, nelle piazze, nelle case, nella campagne della Sardegna.

 

Consapevoli di questo gravoso compito, abbiamo atteso le dichiarazioni del presidente con sincero interesse, senza impulsi revanscisti, senza preparare quella che dai media talvolta viene descritta come un’opposizione “con la bava alla bocca”.

 

Niente di tutto questo.

 

Né oggi né in futuro.

 

In altre parole, non ci comporteremo come la precedente opposizione, rimasta in perenne attesa di un passo falso, quasi a sperare in un danno per la Sardegna, pur di procurare un vantaggio alla propria parte politica. Un’opposizione seduta in tribuna a fare il tifo perfino per gli acerrimi nemici della Sardegna pur di scagliarsi contro l’avversario politico.

 

Il dato elettorale ha detto chiaramente chi deve governare e chi invece deve svolgere un ruolo di opposizione. Allo stesso tempo però dimostra chiaramente che il centrodestra non è divenuto una sparuta minoranza, non si è “vaporizzato”. Non lo diciamo per portare il confronto sul piano “muscolare”, ma perché nessuno osi mancare di rispetto ai moltissimi sardi che hanno scelto una parte diversa. Gli elettori del centrodestra non sono degli ingenui, sedotti da promesse demagogiche, ma donne e uomini che hanno votato una proposta politica che ha pari dignità rispetto alla vostra. Lo tenga bene a mente, se intende vestire i panni del presidente di tutti i sardi. Lo rimarchiamo anche per ribadire il forte ruolo di responsabilità che ogni consigliere regionale di centrodestra ha nei confronti dell’intera compagine sociale. Una responsabilità che nasce dalla consapevolezza che per una buona Legislatura occorra non solo una buona e coesa maggioranza, ma anche un’opposizione che sappia costringere la maggioranza ad essere tale, se non intende venir meno o tradire le promesse rivolte agli elettori.

 

Forza Italia, ma sono sicuro che questo valga anche per le altre componenti della nostra coalizione, saprà fare opposizione perché noi abbiamo un’idea di Sardegna, una visione complessiva, un programma che prescinde dalle contrapposizioni con l’avversario di turno.

 

Se questo è lo spirito costruttivo con cui ci siamo avvicinati al dibattito, non ci sembra di cogliere il medesimo atteggiamento in chi oggi ha la responsabilità di guidare la Sardegna. Le dichiarazioni del presidente della Regione sembrano obliterare questo confronto come una pura e semplice formalità, come un momento quasi subito con fastidio prima di passare ad altro.

 

Se l’esecutivo non era ancora pronto a presentare in aula le proprie linee, si poteva in qualche modo pensare di organizzare il dibattito per consentire un maggiore approfondimento. Perché quella che abbiamo sentito ieri è stata una lunga analisi dalla quale però non emergono proposte programmatiche concrete sulle quali confrontarsi, scontrarsi, trovarsi anche d’accordo, laddove possibile.

 

Abbiamo udito una serie di concetti generali condivisibili da qualsiasi schieramento in qualsiasi Regione, dalle Alpi fino a Lampedusa: competenza, merito, onestà, semplificazione, trasparenza, etc.

 

Non abbiamo invece sentito come si intenda articolare la propria azione politica quotidiana e di Legislatura per tradurre tali principi in provvedimenti concreti.

 

Abbiamo rilevato una serie di riferimenti ad iniziative già avviate o compiute, ma non comprendiamo quale sia, passatemi il termine, la puntata successiva.

 

Per esempio, la sentenza della Corte Costituzionale sul patto di stabilità da lei citata non nasce dal nulla, ma è frutto di quella rivendicazione in sede e politica e giurisdizionale dei diritti della Sardegna posta in essere dalla precedente Giunta e bollata da taluno come demagogia.

 

Allo stesso modo, la sentenza che finalmente riconosce il diritto della Sardegna a partecipare alle decisioni in materia di continuità marittima nasce da un nostro ricorso. Grazie ad esso nessuno potrà più permettersi di decidere senza di noi. Tale decisione fa il paio con quella dell’antitrust che ha inchiodato, sempre su nostro ricorso, i signori del mare per il caro traghetti. Dire che si deve rivedere la convenzione è un impegno scontato e generico. Quello deve essere solo un passaggio intermedio perché il traguardo, se non vogliamo continuare ad essere vincolati da contratti firmati da altri, deve essere il passaggio delle funzioni e delle risorse alla Sardegna. Noi abbiamo aperto una breccia. Presidente, non fermiamoci qui.

 

Sempre a proposito di continuità territoriale, abbiamo sentito che cosa ha fatto il centro-destra per la  tariffa unica, della continuità 1 e per quella per le rotte minori. Nessuna indicazione invece su cosa si intende fare per il futuro.

 

Vorremmo sapere altresì se in materia energetica, oltre ad un piano già approvato, si intendano proseguire azioni riconosciute a livello europeo come buone prassi: mi riferisco al programma Sardegna CO2.zero e al piano per le “smart city”.

 

Quando poi si parla di acquisti verdi, mi si permetta anche qui di ricordare che già dal 2012 la Sardegna è stata premiata a livello nazionale per un piano di eccellenza sugli acquisti verdi con attività nei diversi settori di intervento

 

Vorremmo capire, e sicuramente sono desiderosi di saperlo anche migliaia di cittadini che rischiano di finire nel gorgo di circuiti usurari o tra le grinfie di Equitalia, quali siano in concreto le politiche per il credito cui si fa cenno. Lo diciamo con la forza politica di chi in materia, con il micro-credito ed il fondo di garanzia, ha dato prova di un’attenzione al mondo delle imprese che va oltre le parole di circostanza.

 

Presidente Pigliaru, mi permetta anche una precisazione. Lei stesso ha affermato in quest’aula che la campagna elettorale è terminata. Che senso ha allora continuare a mentire sulla spesa farmaceutica ed affermare che è fuori controllo? Lo ha confermato anche la Corte dei Conti: in due anni abbiamo operato una riduzione di oltre il 16%, da 87,4 a 73,2 milioni di euro.

 

C’è un altro tema, signor presidente, sul quale siamo tutti chiamati, lei per primo, a dimostrare la nostra Autonomia, la nostra capacità di anteporre gli interessi dei sardi a quelli della fazione politica: il rapporto con lo Stato.

 

Sul patto di stabilità non possiamo permetterci il benché minimo passo indietro rispetto a quanto previsto dalla sentenza. Nessuna trattativa al ribasso può essere credibile né possiamo accontentarci di obiettivi intermedi.

 

Sui fondi per l’alluvione condivido il richiamo nell’incipit del suo discorso, ma questo deve significare che da oggi, come ieri, insieme, rivendichiamo dallo Stato i fondi promessi da chi ha fatto passerelle subito dopo la tragedia e poi, spenti i riflettori, ha pensato a salvare Roma, a destinare altri fondi a Milano per l’Expò, ma si è dimenticato di una terra ferita mortalmente.

 

Né possiamo accettare che, in nome del “centralismo assenteista” di uno Stato che da un lato comprime l’Autonomia e dall’altro batte ritirata dal territorio, cui ci hanno abituato in questi anni i governi romani, si possa ridimensionare la presenza delle forze dell’Ordine in Sardegna. E’ già stata presentata una mozione, che contiene impegni precisi. Non aspettiamo un solo minuto e diamo luogo ad una mobilitazione che coinvolga non solo la politica, ma l’intera società sarda.

 

C’è un altro caso in cui non vorremmo tornare indietro: il piano paesaggistico. La motivazione della presunta illegittimità, da voi sostenuta per approvare la delibera di approvazione definitiva, non sta in piedi. E’ sufficiente ricordare che il parere di legittimità è stato dato alla nostra delibera dagli stessi funzionari che hanno controfirmato la vostra. Come la mettiamo?

 

La verità è che con l’annullamento avete voluto affermare un dogma, ancora una volta avete avuto la pretesta di dividere i sardi in “buoni” e “cattivi”, in ambientalisti e cementificatori. Lo avete fatto senza affrontare un dibattito aperto perché sapete bene che il piano paesaggistico dei sardi è ben altra cosa rispetto a quello che avete descritto in campagna elettorale, non è uno strumento di cementificazione, ma un atto che ripristina la certezza del diritto ed uno strumento che fissa un punto di equilibrio giusto tra tutela dell’ambiente e esigenze dell’economia.

 

Non abbiamo compreso inoltre quale sia il reale intendimento riguardo agli enti locali, alle riforme alla eliminazione delle province sulla quale, è bene ricordarlo qualora qualcuno avesse qualche tentazione di ritorno al passato, visto che tra voi ci sono esponenti politici che non hanno mai nascosto questo proposito, i sardi si sono pronunciati in maniera chiara e netta.

 

Né abbiamo sentito una presa di posizione chiara in ordine alla riforma del Titolo V della Costituzione. Non vorremmo che questo fosse il sintomo di un appiattimento acritico sulle posizioni del partito nazionale di riferimento.

 

Noi non abbiamo timore di affrontare questo dibattito, consapevoli che il nuovo piano nasceva da un lavoro di tre anni di confronto con i territori. Non vorremmo però che dietro quello che viene definito un confronto con il Ministero si celasse invece l’abdicazione a funzioni che sono della Sardegna e non di altri. Perché sono i sardi i principali difensori del proprio ambiente, con buona pace della lobby degli ambientalisti con la villa in riva al mare che pretende di impartire lezioni da un pulpito sbagliato.

 

Vi è poi la questione delle accise. Presidente, è superfluo ribadire che la Sardegna non ha bisogno di assessori che facciano il “copia e incolla” delle motivazioni addotte dal Governo per giustificare il ricorso alla Corte Costituzionale contro la Finanziaria approvata dal Consiglio regionale. Non abbiamo bisogno di viceré né di professori che ci mettano il brutto voto, ma di uomini e donne coraggiosi che comprendano l’importanza di una battaglia storica. Su questo stesso tema ne abbiamo fatto una analoga e, grazie alla mobilitazione dei sindaci, dei movimenti, di tante persone di buona volontà, abbiamo vinto: quella per la riduzione dell’IRAP con la modifica dell’articolo 10 dello Statuto.

 

Spiace inoltre che non abbia avuto il tempo di entrare nei dettagli delle politiche per il turismo, l'agricoltura, l'industria e l'Information and Communication Technology. Noi siamo qui ed aspettiamo che anche in questi settori, tutt’altro che trascurabili, illustri la linea politica della nuova Giunta regionale. Questa non è un’aula universitaria in cui parla e allo scadere dell’ora saluta gli studenti, rinviandoli alle sue dispense per ulteriori approfondimenti. Questa volta presidente quello sotto esame è lei.

 

Anche in questo caso abbiamo sentito che cosa abbiamo fatto, ma non che cosa avete intenzione di fare. So che per lei rappresenta un incubo, ma per noi la zona franca integrale della Sardegna rappresenta una grande opportunità, una battaglia storica dei padri dell’Autonomia. Molti vostri illustri colleghi professori prima ne parlano bene nelle aule universitarie, poi però si pentono se l’iniziativa viene portata avanti da un esponente di centrodestra. Ora non c’è pericolo che tale traguardo sia identificato con il sottoscritto o con la nostra coalizione. Portatela avanti voi. Se avrete coraggio, anziché nascondervi dietro il tocco e la toga accademica, avrete il nostro sostegno.

 

Perché, mi creda presidente, per governare una Regione come la nostra occorre molto coraggio, forse anche un po’ di pazzia. Sicuramente moltissima sana passione politica. Questo, onorevoli colleghi, è il nostro “Dopoguerra”. Sta a noi, con i nostri comportamenti quotidiani, decidere se essere come i nostri padri e i nostri nonni che si rimboccarono per restituire ai figli e ai nipoti le certezze perdute, non solo economiche ma anche morali, o se essere ricordati come una generazione poco coraggiosa che ha egoisticamente pensato solo alle carriere personali, al tornaconto per la fazione, per la categoria per il campanile.

 

Presidente Pigliaru, la aspettano e ci aspettano prove molto dure, decisioni difficili, cinque anni in cui incroceremo migliaia di sguardi in cui leggeremo speranza, rabbia, voglia di riscatto, aspirazioni, sogni che dobbiamo fare nostri. Perché dalla nostra capacità di essere popolo dipende la possibilità di raggiungere obiettivi ambiziosi.

 

Dalla nostra capacità di essere popolo dipende la forza di affrontare il fronte della conservazione, di chi protegge rendite di posizione consolidate, di chi ha interesse a mantenere lo status quo perché è sulle disgrazie della Sardegna che ha fondato fortune politiche o economiche.

 

Presidente, mi creda, tra i suoi stessi attuali sostenitori ci sono molti “rottamatori alla rovescia”. Servirà molto coraggio, servirà l’autonomia di dire anche dei “No” ai capibastone di partito, ai notabili della correnti, alle combriccole dei professionisti della politica.

 

Oggi non intravediamo questo coraggio.

 

Oggi non vediamo la passione giusta.

 

Non leggiamo nei suoi occhi e nelle sue parole la speranza di cui il popolo sardo ha bisogno.

 

Lei forse ci chiede un atto di fede, ma questo lo può domandare esclusivamente ai suoi compagni di coalizione.

 

Per quanto ci riguarda, liberi dal pregiudizio ma intransigenti nel giudizio, ci atterremo alla prova dei fatti. 

 

Continuità 2, è fondamentale proseguire il percorso di cambiamento avviato dalla nostra Giunta.

La pubblicazione del decreto relativo all’imposizione degli oneri di servizio per la Continuità 2, quella per le cosiddette rotte minori, rappresenta un ulteriore passo in avanti verso quel radicale cambiamento già avviato con la Continuità 1 per Roma e Milano. La tariffa unica a prezzi contenuti è il pilastro di un nuovo sistema di collegamenti aerei idoneo a produrre benefici non solo per i viaggiatori, ma anche per le imprese, per il lavoro e per i territori. Se un visitatore spende circa 100 euro al giorno e si trattiene per una media di quattro giorni, è sufficiente moltiplicare tali cifre per il numero di visitatori in più per comprendere le proporzioni dei benefici che deriveranno al sistema Sardegna dalla questa piccola- grande rivoluzione. La nuova continuità pone pertanto le basi anche per l’estensione della stagione turistica, che troppo a lungo è stata una chimera della politica sarda. In questo senso i dati relativi ai primi mesi della nuova continuità 1, che hanno registrato un incremento del 9% dei passeggeri, rappresentano un primo segnale incoraggiante. L’auspicio è che si prosegua nella direzione indicata e che anche sul fronte della continuità marittima sia perseguita la linea del coraggio per liberare finalmente la Sardegna da un eterno stato di isolamento che per decenni ha compresso le nostre opportunità di sviluppo.